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Arizona: Itinerario di una settimana nello stato del Grand Canyon.

Viaggio nello stato del Grand Canyon, passando per le maestose riserve indiane, fino ad arrivare nell’ immenso deserto del Sonora.

Arizona: Itinerario di una settimana nello stato del Grand Canyon.

The Grand Canyon State

Potrei esserci rimasto sotto dopo il nostro OffTrail dell’Arizona. Tutt’ora guidando per le strade italiane, sento un lieve senso di costrizione, provo nostalgia/ invidia per quelle carreggiate ampie con paesaggi mozzafiato, in cui solo l’ orizzonte può fermare lo spettacolo che vi si presenta.

Arizona: cosa vedere in una settimana

Itinerario

Itinerario viaggio Arizona

In corrispondenza del confine con il Nevada si trova la Hoover Dam (sì, proprio quella in Fallout: New Vegas), enorme diga, che frena la corsa del fiume Colorado.

Si respirava già un’ aria diversa.

In un intervista, l’ attuale presidente statunitense Joe Biden, provò a riassumere l’ essenza statunitense in una sola parola: Possibility. Proprio quello che può proporti l’ Arizona.

Considerato uno dei migliori posti dove iniziare una nuova vita, 300 giorni di sole l’anno ( seppur trovammo forti rovesci nel DESERTO del Sonora ),
Buona qualità della vita, della sanità e abbondanti opportunità di impiego.
Dai -10 ai 45 gradi celsius. Anche se, è il 9° stato USA per crimini violenti, bisogna ammetterlo. È anche probabile essere ammazzati da animali selvatici, anche se in modo sporadico.
Come la maggior parte degli Stati Uniti, il miglior e spesso l’unico modo di spostarsi è l’ automobile.

Noi abbiamo optato per un mid-suv affittato da Alamo, si è rilevata un’ ottima scelta, dovendo passare dalla neve, al deserto fino alle praterie.

Strada nella prateria stati uniti

Historic Route 66

Kingman

Prima tappa nel nuovo stato fu Kingman, città di passaggio della Historic Route 66. Risulta essere un punto abbastanza strategico anche se non più come un tempo, a causa della caduta in disuso della storica strada. Si trova solo a 1 ora e 30 minuti di auto da Las Vegas, rispettivamente 3 ore da Phoenix e dal Grand Canyon National Park.

Qui ci sembrò che lì il tempo si sia fermato nel 50, gli anni d’ oro dell’ormai città quasi lasciata a se stessa.

Kingman insegna

Qui è dove abbiamo parcheggiato, da lì potete praticamente arrivare in ogni punto di interesse con pochi passi. Noi in particolare siamo stati qua.

Mr D’z Route 66 Diner

Vale una breve sosta, anche solo per un milkshake. Certo con quei colori e quell’auto kitsch non passava inosservato (Infatti era pieno di italiani).

Camminammo sulla Beale Street (strada principale), che con nostro dispiacere fu deludente, le uniche attività che sopravvivono sono i banchi dei pegni e i carrozzieri.

Carrozziere a KIngman
Banco dei pegni Kingman
Carrozziere Kingman

Successivamente facemmo una veloce visita a Museo della Route 66, del quale purtroppo non abbiamo alcuna foto. In compenso comprammo 4 bellissime targhe d’ auto a 15 $ l’ una. Non c’ era molto tempo sulla nostra tabella di marcia, quindi la visita al museo non la facemmo, ci limitammo solo allo shop.

Seligman

Seconda tappa, circa un’ ora da Kingman, siamo arrivati a Seligman, fonte d’ ispirazione per il film Disney Cars. Molto più piccola della precedente città, condivide comunque lo stesso senso di abbandono. Lì si respirava ancora di più quella faccia degli Stati Uniti, dove spesso militano le frange più razziste e armate della popolazione. Ci passammo giusto il tempo per scattare 2 foto e gironzolare per qualche gift shop. La parte degna è la West Old 66 che si percorre in appena 10 minuti, con un paio di posti per mangiare se vi va.

Seligman old town
Seligman

Grand Canyon National Park

Era mattina di un 28 Dicembre, appena giunti all’inizio della cittadina di Kingman, ci fermammo a fare colazione in questo simpatico diner.

( dove tra l'altro abbiamo mangiato pure male )
( dove tra l’altro abbiamo mangiato pure male )

Decisi di controllare il sito del parco del Grand Canyon, ingresso Sud, proprio dove eravamo diretti noi. Quel giorno ci fu una tempesta di neve che ci fece cambiare i programmi. Rassegnati, perdemmo più tempo possibile durante il pomeriggio, visitando la triste e desolata Historic Route 66, impostiamo il navigatore verso dove avremmo dormito la notte, Flagstaff.
Alexandra aveva scoperto da poco un sito molto carino, makemydrivefun.com. Negli Stati Uniti, le distanze possono portarti via molte ore di guida, così nei posti desolati, distanti da tutto, puoi trovare queste famose Roadside Attraction.
In quel sito imposti un percorso e ti mostrerà tutte quelle che troverai nel tragitto, quindi con una piccola deviazione andammo verso il Raptor Ranch.

strada verso il Grand Canyon

Ma non eravamo soddisfatti, non ci saremmo mai perdonati di andare via dall’Arizona senza aver visto il famoso canyon. Considerando che il tempo ci pareva buono, che sarebbe bastata una deviazione di soli 40 minuti e che il tramonto sarebbe stato tra 50, saltammo la visita a “Bedrock” e tirammo dritti.

Grand Canyon National Park
Grand Canyon, 2267 m.s.l.m South Rim. Quello che scorre all’ interno è il Colorado. Come cazzo può un fiume fare questo!? Facile basta non fermarsi per milioni di anni

Info utili:

Coprirsi bene in inverno, anche se mediamente l’ Arizona sia un paese caldo, nella parte Nord e ad altitudine elvate, al calar del sole si può arrivare tranquillamente a -10° C.
In inverno si possono percorrere i vari ” view point ” con la propria auto, invece d’ estate si deve lasciar l’ auto al parcheggio del visitor center. Ci sono navette gratuite che ti portano a vari ” balconi sul canyon ” o potete farvela a piedi, che non è neanche male.

Page

Ai più non dirà niente il nome di questa città, eppure gran parte delle cartoline o foto in Arizona sono scattate qua.
La città in se non è niente di speciale, anzi sembra proprio messa lì per dare alloggio ai turisti di tutto il mondo. La sua qualità e trovarsi pochi passi da molti dei vari spettacoli di madre natura di cui:
Antelope canyon
Horseshoe bend
Lake Powell
Paria canyon
Glen canyon
Glen canyon Dam

Alstrom Point ( trekking )

Avendo noi un itinerario fittissimo e molta strada da fare, decidemmo di sostare solo un giorno, non abbiamo quindi visto tutto. Una bella scusa per tornarci.

Antelope Canyon

Per quanto riguarda gli Antelope canyon, bisogna fare prima un paio di premesse: bisogna prenotare con largo anticipo e l’unico modo per visitarli è rivolgersi alle agenzie del posto gestite da Navajo.
Ebbene sì, perché anche se situati a 20 min da Page, questi rientrano già nella proprietà della riserva dei Navajo.

Fuso Orario

Fare molta attenzione nei periodi in cui è in vigore l’ ora legale, perchè questa nei territori Navajo non vieni utilizzata, risultando quindi un’ ora indietro rispetto a Page o il resto dell’Arizona

Ci sono 3 principali percorsi coperti da differenti agenzie: Upper, Lower, X.
Sono in 3 punti distinti e con qualche piccola differenza l’ uno dall’altro, per esempio la lunghezza e la conformazione della cava.
Noi abbiamo optato per il Lower, perché non c’erano più posti per l’Upper” (nostra prima scelta), nonostante l’abbiamo prenotato 4 mesi prima.

Lower Antelope Canyon
Meglio prenotare a mezzogiorno per vedere i riflessi della luce che entrano

La nostra agenzia di riferimento fu la Ken’s Tour, ve la consigliamo.

Horseshoe Bend

Famosissimo anche lui, è stato molto più normale come esperienza turistica. Paghi, parcheggi, 20min a piedi e sei davanti a questo spettacolo (le foto non rendono affatto la grandezza).

Horseshoe bend
Quello è sempre il fiume Colorado

Purtroppo cominciò a nevicare poco dopo raggiunto il view point principale, provammo pure a visitare il Lake Powell vicino, ma il tempo è peggiorato parecchio. Siamo andati all’alloggio a riposare.

Riserva Navajo

Andati via da Page, direzione Est, si entra subito nel territorio dei nativi americani. Noi lo percepimmo dalle stazioni radio, con musica ancestrale principalmente composta con flauti e tamburi.
Il paesaggio nevoso in solo mezz’ora di auto, diventa una desolata e rossa prateria infinita.

riserva Navajo


Obbligatorio per tutti i turisti, l’ uso delle mascherine, sia all’aperto che al chiuso. Qui la pandemia è arrivata molto dopo a causa delle loro poche interazioni col mondo globalizzato che noi conosciamo.
Attualmente ci sono circa oltre 350.000 Navajo censiti in 71.000 km2, che la rendono la tribù popolata ed estesa degli Stati Uniti.
In tutta la riserva è proibito vendere, consumare e possedere alcolici. Questo per ridurre consumi e problemi dovuti alla dipendenza da cui è affetta quasi metà della popolazione.

cit:

Ovviamente anche questa volta il proibizionismo non ha funzionato, come la storia insegna.

Le Cave di Uranio

Gran parte della popolazione si trova sotto la soglia di povertà, anche se, quelli benestanti, sono parecchio benestanti. Infatti, beneficiano di speciali concessioni, che permettono loro di guadagnare col gioco d’azzardo a patto che nello stato in cui si trovano non venga ripudiato lo stesso come illegale. Questo permette (a chi può permetterselo), di aprirsi il suo bel casino pagando pochissime tasse così da arricchirsi come meglio riesce.

Per anni luogo di molte cave d’estrazione di uranio, soprattutto durante la guerra fredda, ciò creò in prima battuta una illusione di possibilità di riscatto per i nativi, che finanziati dalla federazione, cominciarono l’estrazione scellerata dalle loro terre.
In seguito alla fine del conflitto psicologico tra oriente e occidente, non ve ne risultò motivo di tale esagerata estrazione e quasi disinteressato, il governo federale, smise di finanziare i minatori Navajo lasciandogli miniere dismesse e un bel regalino chiamato scorie radioattive (dovuti a scarto di estrazioni e conseguente inquinamento delle falde acquifere). Correva l’anno 1989.

Nel 1994 l’ EPA (che ai più ricorderà Abraham J. Simpson), si accorse del problema. Convinse il governo a stanziare parecchie migliaia di dollari a famiglia per la bonifica dei terreni di possedimento, per poi raggiungere una quota (parola del governo) soddisfacente nel 2012.
Ancora nel 2022 non tutte le aree hanno subito le bonifiche necessarie, in particolari zone rurali della riserva  verso Nord, puoi ancore trovare molti cartelli di denuncia contro il governo statunitense tipo: “Radioactive pollution kills, it’s time to clean up the mines” oppure “Stay home protect our children” e così via.

Monument Valley


Un altro luogo simbolo degli USA, scenario dell’iconica sequenza di corsa in Forrest Gump e set di moltissimi film western, la Monument Valley. Ciò che più evoca il far west di qualsiasi altra cosa al mondo.

Ovviamente anche per questo posto, l’ unico modo per visitarla è rivolgersi ai Navajo.
All’ingresso, si passa un casello in cui bisogna pagare 8 $ a persona, da li in poi si è liberi di girare.
Le zone visitabili sono segnate su una mappa che vi verrà data all’ingresso. In caso si voglia fare dei fuori rotta, si deve pagare un accompagnatore.
All’interno hanno anche costruito un albergo con vista mozzafiato che non possiamo consigliarvi perché non lo abbiamo visto. Anzi noi non abbiamo visto proprio niente!

Monument Valley con la nebbia


Temporeggiammo un po’ visitando i dintorni, e facendo foto al cane più fotogenico mai visto.

Cane nella Monument Valley

Dopo un successivo peggioramento della visibilità, attraversammo il confine e ci facemmo un bel giretto nello Utah del Sud.

Utah

Il paesaggio rimase pressoché lo stesso ma per nostra fortuna, più ci dirigevamo verso Nord e più la nebbia si diradava. Tappa spuntino a un 7eleven, nel quale abbiamo preso 2 souvenir del nuovo stato dove abbiamo visto riapparire gli alcolici sugli scaffali. Infatti c’ era un gran via vai di nativi che entravano a comprare alcolici, essendo appunto fuori dalla loro riserva qui era legale.
L’ uniche cose fattibili da vedere in giornata sono state il Mexican Hat Rock e il
Gosseneck State Park
Il primo si vede sulla strada principale e non gli dedicammo molto tempo.

Mexican Hat balance rock

Il secondo invece era proprio un parco, con ingresso da pagare e zona picnic con barbecue e tavolini. Non incluso nella tessera parchi, si paga in contanti inseriti in una busta compilata e poi inserita in una buca lettere, 2 $ a testa.

Di 5 macchine arrivate siamo stati gli unici a pagare.

Cominciava a farsi tardi, quindi decidemmo di riprovare ad andare nella Monument Valley prima del tramonto. E niente, era peggio di prima, sarà per un’ altra volta. Tirammo dritti fino a Kayenta dove avremmo dormito in un albergo, l’ unico albergo in cui abbiamo dormito in tutta l’ Arizona, l’ Hampton Inn, non male! 100 $ camera doppia (enorme) con colazione inclusa e lavanderia a gettoni al piano terra.

Abbiamo alloggiato le restanti notti in camere in affitto con AirBnb, media di 60/70 $ a notte, alberghi allo stesso prezzo hanno recensioni pessime e niente più di un letto e un bagno zozzo, bisognerebbe spendere almeno il doppio per avere gli stessi comfort

Phoenix

La Strada

Da Kayenta la mattina presto ci mettemmo in viaggio verso Phoenix, circa 5 ore di guida, con l’ obbiettivo di pranzare poi lì.
Strada magnifica, deserta, infinita, l’ unica cosa a cui prestare attenzione sono i resti di copertone esplosi in mezzo alla carreggiata. Negli Stati Uniti è una cosa molto comune che la gente sfrutti fino alla rottura gli pneumatici, non essendoci grandi restrizioni in merito se non il consiglio di qualche sceriffo.
Nel tragitto, a bordo strada, ci fermammo a fare 2 foto a un vero totem indiano, che potete trovare qui.

Vero totem indiano


Ore dopo, superata una collina,  ci si presenta una vallata ricoperta di saguaro (cactus del posto), così, all’improvviso, dandoci il benvenuto nel Deserto del Sonora. Phoenix si trova proprio al suo interno.

American Barbecue

Finalmente siamo arrivati al posto in cui volevamo pranzare, lo conoscevamo già, lo abbiamo visto su YouTube in un video con Mark Wiens e fa del barbercue pazzesco!
Il locale è il @ JL Smokehouse.

At JL smokehouse


Parcheggiato nel retro, subito appena scesi ci troviamo davanti lui, James, il proprietario, seduto mentre contempla i suo barbecue gigante e dirige la cottura tramite il suo aiutante. Subito ci invitò ad avvicinarci e fare foto, era visibilmente contento di vedere dei turisti. Ci spiegò il funzionamento e lo stile della sua cucina incentrata principalmente sull’affumicatura e le spezie/ salse tipiche del Sud degli Stati Uniti.

Barbecue
carne al barbecue

Sì, era il miglior barbecue della nostra vita.

Usciti dal locale tornammo da James a fargli i complimenti, è stata una bella esperienza e lui è stato una bravissima persona, se volete lo potete seguire qui.

Papago Park

La città di Phoenix benché sia la quinta in USA per popolazione, non ha poi molto da vedere, dovendoci passare solo una giornata, abbiamo deciso di trascorrerla al Desert Botanical Garden, All’interno del gigante Papago Park.
L’ ingresso fu un po’ caruccio, circa 30$ a persona, però possiamo assicurare che li vale tutti. Troverete flora e fauna autoctona che difficilmente avreste visto altrove.
É stata una bella passeggiata di qualche ora, c’ erano 20° al 31 Dicembre.

Desert Botanical Graden
Papago park

Scottsdale

Essendo questa città, una delle più pericolose degli Stati Uniti, alloggiammo nel quartiere diciamo un po’ più sicuro volendo trascorrere la sera dell’ultimo dell’anno in giro per locali.
Così affittammo una stanza a Scottsdale a Nord Ovest della città.

Phoenix capitale Arizona


Passammo la sera bevendo qualche birra (4$ l’ una, pochissimo per gli standard americani) e mangiando panini alle costine buonissimi al Bootleggers Modern American Smokehouse.

Saguaro National Park


Il tempo non era dei migliori, il viaggio verso Tucson dovrebbe essere ancora deserto del Sonora, eppure pioveva tantissimo, c’ erano molte più piante di quanto imaginavamo.
In media qui piove solo 10 giorni l’ anno e noi ci siamo finiti dentro a piedi pari.
Dalla radio cominciarono a farsi sempre più frequenti canzoni messicaneggianti, fino a trovarele quasi solo parlanti spagnolo una volta arrivati a Tucson. Ci troviamo a soli 100 km dal confine col Messico.
Ci troviamo qui per visitare il  Saguaro National Park incluso nella tessera parchi.

La tessera parchi ” American The Beautiful “

É trasferibile a una seconda persona, perciò la abbiamo acquistata da un ragazzo su eBay a metà prezzo (40$) con scadenza a 6 mesi dalla nostra partenza
Ingresso Saguaro National Park

Quasi 1300 km2 di riserva naturale, è divisa in parte Est e parte Ovest separate dalla città nel mezzo, noi abbiamo optato per la parte Est.
Come tutti i parchi statali americani, all’ingresso sorge un info point e il casello di ingresso vero e proprio. Bisogna pagare la tassa al ranger o mostragli solamente la tessa American the Beautiful.
Ci diedero una mappa coi percorsi percorribili, ogni 200/ 300 metri si trovano piazzole in cui parcheggiare e proseguire poi sui sentieri. Ci sono veramente tanti sentieri e alcuni anche molto lunghi. Noi abbiamo fatto solo una breve passeggiata di un’ ora nell’unico momento in cui smise di piovere.
Oltre ai saguaro è possibile trovare anche molta della fauna autoctona, tra cui: crotali, puma e anche orsi. Consigliamo di stare bene attenti a dove si mettono i piedi, magari procurandosi anche uno spray repellente, nel caso di incontri troppo ravvicinati.

ultima tappa itinerario Arizona
Il nostro viaggio in Arizona finirà il giorno dopo con direzione California, sicuramente ci è rimasto molto da questa terra e non possiamo che consigliare a chiunque di visitarla.

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